S. Iosefina dei Ciardi compatrona di San GimignanoNata nel 1238 a San Gimignano dai Ciardi, nobili decaduti, nella casa ancora esistente nel vicolo che porta il suo nome, Fina (abbreviazione di Iosefina) a dieci anni fu colpita da una malattia che la paralizzò completamente. Già orfana di padre, Fina perse anche la madre e rimase in assoluta povertà, aiutata solo da un'amica di nome Beldia. Dopo cinque anni di indicibili sofferenze sopportate con serenità e devozione, Fina si spense il 12 marzo 1253, festa di San Gregorio Magno, di cui era devota e dal quale avrebbe avuto l'annuncio della morte. Secondo la leggenda, trascritta nel Trecento dal domenicano Giovanni del Coppo, al momento del suo trapasso le campane di San Gimignano suonarono a festa senza che mano alcuna toccasse le corde, e quando il suo corpo fu sollevato dall'asse di quercia che era stato il suo giaciglio, questo si coprì di fiori. Contemporaneamente, torri e mura si ornarono di migliaia di viole gialle, e ancor oggi questa fioritura si ripete ogni anno, per quanto rigido sia l'inverno. Il culto della Santa fu molto vivo fin dagli inizi, tanto che grazie alle offerte lasciate sul suo sepolcro già nel 1258 si poté costruire uno spedale. Nel 1457 il Consiglio del Popolo deliberò la costruzione di una magnifica cappella nella collegiata, realizzata da Giuliano da Maiano e ornata di sculture di Benedetto da Maiano ed affreschi del Ghirlandaio. La città volle la piccola Fina come propria protettrice al fianco del patrono ufficiale, Geminiano, e a lei ricorse nella calamità con fiducia e devozione. Le feste annuali in suo onore sono due. La prima cade il 12 marzo - anniversario della sua dipartita; la seconda si celebra la prima domenica d'agosto, per ricordare che nel 1479 Fina salvò la città dalla peste e dalla guerra.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 03/2002 - Vietata la riproduzione