S. Caterina Benincasa, domenicana senese, Dottore della Chiesa. Patrona di Siena, d'Italia e d'EuropaCaterina nasce a Siena in Fontebranda nella contrada dell'Oca il 25 marzo 1347 da Jacopo Benincasa, tintore, e Lapa Piagenti, lavandaia. La più giovane di venti e più figli, fin dalla tenera età ha visioni mistiche e si dedica alla preghiera e alla penitenza, rifiutando il matrimonio e facendo voto di verginità. Non sceglie però di diventare suora: Caterina sente che la sua missione è nel mondo e si fa Mantellata, cioè aderisce al Terzo ordine domenicano. Si prende cura degli ammalati a S. Maria della Scala e riunisce intorno a sé numerosi discepoli, sia uomini che donne. Negli ultimi cinque anni di vita questa coraggiosa popolana entra in contatto con gli affari politici europei, diventando una carismatica guida mistica dei tardo Medioevo e occupandosi in prima persona delle tormentate vicende politiche e religiose del suo tempo. Sembra ad esempio che il suo intervento sia stato decisivo nel ripristinare la sede romana del papato dopo settant'anni di esilio avignonese. Spossata da una vita di preghiera e d'azione, Caterina viene colpita da paralisi il 21 aprile 1380 a Roma e muore otto giorni dopo, alla significativa età di 33 anni. Il corpo è rimasto a Roma in Santa Maria sopra Minerva, vicino alla tomba del Beato Angelico, mentre la testa fu portata in San Domenico a Siena. Essendo analfabeta, Caterina dettò tutti i suoi scritti, che ci sono pervenuti numerosi e straordinari, come ad esempio le lettere che indirizzò ai regnanti e ai rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche di tutta Europa. Il suo direttore spirituale, Raimondo di Capua, ne scrisse la Vita, documento che fu fondamentale nel processo di canonizzazione approvato il 29 giugno 1461 dal papa senese Pio II. Caterina è compatrona di Siena, di Roma, d'Italia e d'Europa, oltre che protettrice delle infermiere. Il 4 ottobre 1970 Paolo VI l'ha dichiarata Dottore della Chiesa, prima donna e unica laica a meritare tale onore. Il simbolo che più comunemente le viene associato nell'iconorafia è il giglio, e un affresco di Andrea Vanni realizzato nella seconda metà del Trecento è secondo la tradizione l'unico ritratto eseguito quando la Santa era ancora in vita.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 04/2004 - Vietata la riproduzione