S. Antilia martire aretinaSecondo un antico manoscritto sulla "Vita di S. Antilia Vergine e Martire" conservato nell'Archivio Capitolare di Montepulciano - la cui trascrizione è stata gentilmente messa a nostra disposizione dallo storico poliziano Mario Morganti - Antilia sarebbe stata nientemeno che figlia di Teodosio I, imperatore dal 379 al 395, e sorella di Onorio e Arcadio, succeduti al padre rispettivamente come imperatori di Occidente e di Oriente. Ma di una Antilia tra i discendenti ufficiali di Teodosio, bisogna qui precisare, non c'è traccia storica. Sempre secondo il nostro manoscritto, Antilia in giovane età sarebbe stata liberata dal demonio da Donato, vescovo di Arezzo, divenendo quindi discepola del futuro santo. Non pago di aver ordinato il martirio di Donato, il prefetto aretino Quadraziano chiese Antilia in sposa col capriccio di sfidare la devota castità della giovane, che avrebbe coraggiosamente rifiutato e che, scampata miracolosamente a varie forme di supplizio, sarebbe stata infine uccisa per decapitazione nel 398. Anche qui i riscontri storici della leggenda lasciano più di qualche perplessità, perché il martirio di Donato risalirebbe a molti anni prima, ossia al 362. Da Arezzo, dove si venera il suo corpo, il culto di Antilia arrivò a Roma insieme alla reliquia della sua testa, per poi tornare in Toscana nel IX secolo per mano del prode poliziano Gualterotto Bernardini, che proprio la sacra testa si guadagnò in riconoscimento del suo valore nella lotta ai Saraceni che minacciavano la città eterna. Trafugata e poi restituita da un senese nel 1348, la reliquia si conserva a Montepulciano in un artistico busto d'argento del XVII secolo, mentre sull'altar maggiore del Duomo cittadino un trittico di Taddeo di Bartolo del 1401 mostra Antilia che in veste di patrona porge la città alla Madonna.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 09/2006 - Vietata la riproduzione