18 marzo
Sant'Anselmo da Baggio
vescovo di Lucca
Di nobile famiglia milanese, Anselmo nacque intorno al 1035 e fu educato
alla retorica da Lanfranco di Pavia, completando poi gli studi alla scuola
cluniacense di Berengario di Tours. Dopo essere stato monaco nell'abbazia
benedettina di Polirone, fu nominato vescovo di Lucca dallo zio, suo amonimo,
che del Duomo lucchese era stato il fondatore nel 1060, e che era poi
divenuto papa col nome di Alessandro II. Inizialmente contrario ad una
carica di sospetto stampo simoniaco, Anselmo fu convinto ad accettare
l'investitura il 29 settembre 1074. Strenuo sostenitore della riforma
dei costumi del clero, Anselmo pretese che i canonici vivessero in austera
comunità col loro vescovo. Nella città toscana Anselmo rimase
per otto anni, fin quando fu costretto ad allontanarsi perché inviso
all'imperatore Enrico IV. Andò quindi a rifugiarsi alla corte di
Matilde di Canossa, della quale fu consigliere spirituale. Designato da
papa Urbano II come legato permanente in Lombardia, Anselmo si stabilì
a Mantova, città sotto il controllo di Matilde, facendone il centro
propulsore della vita religiosa dell'Italia settentrionale. Qui morì
il 18 marzo 1086, assistito di persona dalla Gran Contessa. Mantova volle
Sant'Anselmo sepolto sotto l'altare maggiore del Duomo, e lo elesse patrono.
Ancora oggi, il 18 marzo il suo corpo viene esposto alla visita dei fedeli.
Dal Cinquecento i Gonzaga contribuirono enormemente alla diffusione del
suo culto, arrivando anche a ritrarlo su certe monete dette appunto 'anselmine'.
La sua memoria viene celebrata anche a Lucca e dai Benedettini. Noto come
'da Baggio' (dove è nato) o 'di Lucca' (dove è stato vescovo)
o 'di Mantova' (dove morì ed è sepolto), viene talvolta
confuso con S. Anselmo d'Aosta, suo contemporaneo e arcivescovo di Canterbury.



