17 agosto
Sant'Alberto da Chiatina
arciprete di Colle di Val d'Elsa
Alberto, futuro Arciprete di Colle, nacque nel 1135 a Chiatina, castello
in territorio senese sotto la giurisdizione della Diocesi di Arezzo. La
sua famiglia sarebbe appartenuta alla piccola nobiltà locale, ma
contrariamente all'usanza del tempo avrebbe avuto la lungimiranza di indirizzare
il mite e ingegnoso Alberto verso gli studi sacerdotali anziché
verso un futuro da Cavaliere. A ventotto anni, Alberto venne quindi ordinato
sacerdote e gli fu affidata la Pieve di S. Maria in Pava, non lontano
da Chiatina, che però egli lasciò nel 1175 per evitare che
l'ostilità del signorotto locale nei confronti del suo zelo si
riversasse sui suoi parrocchiani indifesi. Dopo un breve incarico a Siena,
nel 1177 il papa senese Alessandro III lo nominò Arciprete della
Pieve di Gracciano sulla via Francigena, che dipendeva direttamente dal
Pontefice. Dopo qualche anno a Gracciano, Alberto cominciò ad essere
afflitto da una terribile malattia dei tessuti e delle ossa che gli coprì
tutto il corpo di piaghe e lo costrinse a chiedere al Papa di essere dispensato
dal suo incarico. La fede e la serenità nel sopportare l'infemità
valsero ad Alberto l'appellativo di 'Santo Giobbe della Toscana', e in
ricordo delle sue sofferenze viene spesso rasppresentato con una stampella.
Ma anche nella malattia la mente di Alberto da Chiatina mantenne lucidità
e fermezza, e fu grazie alla sua decisione di spostare la sede plebana
dall'insicura Gracciano alla chiesa di S. Salvatore nella rocca di Colle
che gli abitanti di Gracciano si salvarono dalle fatali incursioni dell'esercito
senese. Avendo infatti seguito il loro pastore, si unirono agli abitanti
del castello a fondare il libero Comune di Colle di Val d'Elsa. Non sorprende
quindi che a otto secoli dalla sua morte, avvenuta il 17 agosto 1202,
i colligiani abbiano tributato grandi festeggiamenti al loro compatrono,
dedicandogli tra l'altro una campana (l'Alberta, appunto) ora collocata
nella torre del palazzo comunale. E' anche in arrivo una pubblicazione
su questo troppo a lungo trascurato Santo di casa nostra, con il contributo
di storici locali e studiosi.


