S. Romolo vescovo fiesolanoA Fiesole il Cristianesimo giunse nel I secolo, portato secondo la tradizione da tale Romolo, del quale però gli antichi martirologi non fanno memoria. Secondo la leggenda il presunto protovescovo era un romano di nobile famiglia. Convertito e battezzato da San Pietro, predicò prima a Roma e successivamente a Sutri e Nepi. Visti gli abbondanti frutti della sua predicazione, Pietro consacrò Romolo vescovo e con due compagni lo inviò a Fiesole, in Etruria. Romolo si incamminò verso Fiesole passando per Volterra, dove incontrò altri due discepoli di San Pietro che, senza fortuna, erano già stati a Fiesole. Romolo li confortò e li invitò a seguirlo. Non potendo entrare a Fiesole per l'opposizione del Governatore e dei Fiesolani, attaccatissimi al culto pagano, i cinque proseguirono verso nord, predicando il Vangelo a Brescia e Bergamo. Richiamato da un angelo, Romolo tornò a Fiesole, dove poté entrare di nascosto. Dopo aver convertito a Cristo molti pagani, Romolo fu scoperto e arrestato. Fedele a Cristo anche di fronte alle torture, fu decapitato insieme ai suoi compagni fuori dalle mura della città. I suoi seguaci raccolsero il suo corpo e quello dei suoi compagni e li seppellirono ai piedi della collina, alla sinistra del Mugnone e della strada etrusco-romana, in un'area cimiteriale a circa un miglio dalla città. Questa 'vita' di San Romolo trova conferma soltanto nello scheletro di un corpo che la Chiesa Fiesolana custodisce da due millenni come quello del proprio celeste patrono. A lungo venerate nel luogo stesso della loro sepoltura originaria, tali reliquie furono solennemente traslate nella neocattedrale di Fiesole il 17 febbraio 1028 dall'allora vescovo Jacopo il Bavaro, e qui si trovano tutt'oggi.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 07/2002 - Vietata la riproduzione