S. Donato martire, vescovo di ArezzoOriginario di Nicomedia, ancora fanciullo Donato si trasferì a Roma con la famiglia, e qui fu educato dal prete Pimenio e fatto chierico. Caduti vittime delle persecuzioni romane di Giuliano l'Apostata i suoi devoti genitori e Pimenio, Donato fuggì ad Arezzo e fu accolto dal monaco Ilariano. Con lui operò tra il popolo conversioni e prodigi: resuscitò una donna di nome Eufrosina; donò la vista ad una povera cieca di nome Siriana; liberò dal demonio Asterio, figlio del prefetto. Ordinato prima diacono e quindi sacerdote dal vescovo Satiro, Donato proseguì la sua opera con predicazioni in città e nelle campagne circostanti. Alla morte di Satiro venne scelto a succedergli e quindi ordinato vescovo da papa Giulio I, prodigandosi nel suo mandato pastorale assieme al diacono Antimo. Del suo periodo episcopale la leggenda tramanda un crescendo di interventi prodigiosi che avrebbero indotto le autorità ad accusarlo della pratica di arti magiche. Il prefetto di Arezzo, Quadraziano, lo avrebbe quindi fatto arrestare e decapitare il 7 agosto 362. Protettore di Arezzo, Donato è celebratissimo in città, che nella cattedrale custodisce il suo corpo in una ricca arca marmorea con decine di formelle narranti la vita e i suoi miracoli, alla quale hanno lavorato artisti insigni. Della vita di San Donato si ha conoscenza da un'antica 'Passio' scritta da Severino, suo successore sulla cattedra vescovile di Arezzo. Il documento porta in sé notizie certe ma anche altre che nel tempo sono state confutate dagli stessi agiografi. Ad esempio è spesso posta in dubbio la stessa qualifica di martire, poiché in molti antichi documenti egli è menzionato solo con gli appellativi di 'episcopi et confessoris'.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 08/2002 - Vietata la riproduzione