S. Cerbonio vescovo di PopuloniaL'agiografia di Cerbone (o Cerbonio) si basa su notizie del quasi contemporaneo San Gregorio Magno. Oriundo dell'Africa settentrionale e figlio di genitori cristiani, Cerbone fu ordinato sacerdote da Regolo, che seguì nella fuga dalle persecuzioni dei Vandali ariani. Approdati fortunosamente sulle coste toscane, i profughi vissero da eremiti fino al martirio di Regolo da parte dei Goti. Divenuto quindi vescovo di Populonia, Cerbone fu a sua volta condannato da Totila ad essere sbranato da un orso, che però al cospetto del santo si ammansì. Liberato, Cerbone fu convocato a Roma a causa delle lamentele dei suoi diocesani perché celebrava troppo presto la messa del mattino, a suo dire per essere accompagnato da un coro d'angeli. Durante il cammino Cerbone vide delle oche selvatiche e le invitò a seguirlo come doni al Pontefice: proprio queste oche sono poi diventate il suo attributo iconografico. Avendo assistito di persona al coro angelico durante l'Eucarestia mattutina, il Papa concesse a Cerbone di mantenere l'abitudine. Non solo: da allora è in uso che il Pontefice si alzi dal suo seggio in omaggio quando gli rende visita un vescovo di Populonia e Massa. Con l'avvento dei Longobardi Cerbone si rifugiò all'Elba, esprimendo il desiderio di essere comunque sepolto a Populonia. Alla sua morte (575 ca.) tale desiderio fu rispettato, e una tempesta miracolosa celò alla vista dei Longobardi l'imbarcazione che trasportava la salma del Santo. Quando nell'809 Populonia fu distrutta dai saraceni le reliquie di Cerbone vennero portate a Massa Marittima, dove ebbero un grande peso nella storia cittadina: è infatti intorno al suo altare che venivano redatti e firmati i documenti più importanti, a cominciare dalla costituzione del Libero Comune nel XII sec.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 10/2002 - Vietata la riproduzione