S. Bernardo Uberti, fiorentino, abate vallombrosanoBernardo nacque intorno al 1060 a Firenze da Bruno e Ligarda della nobile e ricca famiglia che nel secolo successivo avrebbe preso il nome di Uberti. Alla morte del padre, ancora giovane Bernardo ereditò vasti possedimenti, ma convertito da una visione entrò nell'Ordine Vallombrosano, facendo la sua professione nel 1085 e donando i suoi beni a parenti, amici e al monastero. Divenuto prima abate di S. Salvi e quindi abate generale della Congregazione, Bernardo si prodigò per diffondere la regola vallombrosana in Emilia e Lombardia. La sua opera non passò inosservata, e papa Urbano II lo creò cardinale e vicario pontificio in Alta Italia con delicati incarichi tra cui il compito, portato a termine il 17 novembre 1102, di indurre la contessa Matilde di Canossa a rinnovare per iscritto la donazione di tutti i suoi beni alla Santa Sede. Quattro anni più tardi la città di Parma, che nell'agosto del 1104 si era sollevata in tumulto contro Bernardo, chiese e ottenne dal Papa la nomina di Bernardo a vescovo. Bernardo mantenne tutti i suoi incarichi per qualche anno, pur dedicandosi con sempre maggior zelo alla sua diocesi. Tornò presto al centro delle grandi controversie dell'epoca nel 1111 con la lotta per le investiture, che vide Pasquale II opporsi invano all'imperatore Enrico V; e ancora fu coinvolto nella difficile successione imperiale, appoggiando Onorio II; nella scisma del 1130 si schierò con Innocenzo II contro l'antipapa Anacleto II. Ormai vecchio e malato, accolse a Verona l'imperatore Lotario e lo accompagnò a Roma per l'incoronazione. Morì a Parma il 4 dicembre 1133 e sei anni più tardi Lanfranco, il suo successore, procedette alla solenne 'elevatio' delle sante reliquie. Dai Vallombrosani Bernardo è considerato un 'secondo fondatore' e il suo culto è equiparato a quello di S. Benedetto e S. Giovanni Gualberto. Numerose sono le raffigurazioni di Bernardo nell'arte, e l'iconografia lo vuole in abiti vescovili che lasciano intravedere la sottostante veste monacale.

© Maddalena Delli - Pubblicato su Toscana Tascabile 12/2004 - Vietata la riproduzione