18 febbraio
Beato Angelico
religioso e pittore da Vicchio di Mugello
Figura singolare quella di fra' Giovanni da
Fiesole, tanto nella storia dell'arte che in quella della Chiesa. La diffusa
fama di santità che lo distinse già in vita tanto da valergli
gli appellativi di 'Angelicus' e di 'Beatus' - quasi egli dipingesse per
ispirazione divina - è stata riconosciuta ufficialmente solo nel
1982, quando Giovanni Paolo II ne ha sancito la memoria al termine dell'unico
processo canonico basato non su scritti spirituali o teologici, ma su
un catalogo di 135 dipinti. Del resto ad intuire che l'arte dell'Angelico
non poteva esser compresa se non alla luce della sua fede fu già
il Vasari, suo primo biografo, che nelle 'Vite' scrive: "Frate Giovanni
Angelico da Fiesole, il quale fu al secolo chiamato Guido, essendo non
meno stato eccellentissimo pittore e miniatore che ottimo religioso, merita
per l'una e l'altra cagione, che di lui sia fatta honoratissima memoria".
Nato sul finire del Trecento nei pressi di Vicchio del Mugello, verso
il 1418 Guido di Pietro insieme al fratello Benedetto entrò col
nome di fra' Giovanni nel convento dei frati osservanti di San Domenico
di Fiesole. In seguito si trasferì in San Marco a Firenze, dove
ancor oggi sono conservati molti dei suoi capolavori a fresco e su tavola.
Fu anche un superbo miniaturista, come testimonia un corale anch'esse
nel convento di San Marco, per il quale fu realizzato. Nonostante una
vita austera e intensamente religiosa, fra' Giovanni divenne presto famoso
grazie alla sua tecnica pittorica magistrale accompagnata da una straordinari
sensibilità nella composizione e nell'uso del colore. Nel 1445
fu convocato a lavorare in Vaticano per papa Eugenio IV, che nel 1434
aveva soggiornato nel convento di San Marco potendo così ammirare
l'opera dell'Angelico. Si dice che il Papa gli offrisse anche la carica
di Arcivescovo di Firenze, ma l'Angelico non si ritenne degno "di
governar popoli" e suggerì invece la nomina di Antonino
Pierozzi. Nel 1447 fra' Giovanni iniziò un ciclo di affreschi
nel Duomo di Orvieto, poi completato da Luca Signorelli. Morì a
Roma il 18 febbraio 1455, ed è sepolto in Santa Maria sopra Minerva.


